Chi sono i nuovi trentenni? Donne e uomini spesso etichettati come una generazione di eterni Peter Pan, è davvero così semplice rispondere a questo quesito?
A mio avviso i trentenni di oggi non sono eterni Peter Pan ma la questione è molto più profonda e va a toccare tematiche trasversali.
In passato a trent’anni si veniva considerati “vecchi”, tutte le tappe del ciclo di vita che la società richiedeva venivano in qualche modo rispettate: avere un immobile di proprietà, una moglie/un marito, almeno un figlio/a e una buona posizione lavorativa. I mutamenti socio economici rendono senz’altro, oggi, meno prevedibili gli esiti dei percorsi di vita; il rischio è di sentirsi “etichettati” in chiave negativa nel momento in cui si assume consapevolezza della propria condizione di precarietà, intesa come un concetto ampio che va a far leva sull’individuo in tutto il suo essere.
E oggi solo perché non si riesce a stare in questi canoni ci sentiamo autorizzati a giudicare negativamente questa generazione che vive in uno stato di precarietà?
Quando si parla di precarietà non bisogna pensare solo al lavoro, è un concetto ampio che coinvolge l’individuo in tutto il suo essere.
Viviamo in una società molto complessa dove le varie condizioni economiche, lavorative, sociali, relazionali, sentimentali sono molto più sfumate rispetto a quelle delle generazioni precedenti: oggi non ci sono più caselle “perfette”.

Sicuramente la difficoltà ad affermarsi lavorativamente è un fattore che influenza scelte e decisioni, il non essere economicamente indipendenti mette un freno a qualsiasi tipo di progettualità.
Di frequente si riscontra anche una difficoltà a costruire relazioni interpersonali significative e relazioni sentimentali. Tutto ciò non può essere banalmente spiegato come la mancanza di voglia di impegnarsi in progetti di vita ma esiste anche la voglia di darsi nuove possibilità e obiettivi di vita differenti che pongono al centro delle proprie scelte di vita se stessi. Di certo non bisogna sentirsi in colpa se ad un certo punto del proprio cammino di vita una persona si ferma e si interroga sui propri reali bisogni e desideri.
Una possibilità è rappresentata dal riscoprirsi nelle proprie risorse, riscoprirsi risorsa, in contesti sociali che tendono invece spesso ad evidenziare i limiti e i fallimenti.
Non è inusuale scegliere a 30 anni di sentire il bisogno di ritornare ad ascoltare e stabilire un contatto con la sfera più intima di sé. Un bisogno, che se ascoltato con rispetto, può condurre a riuscire a stare con sé, senza giudizio, a stare con quello che c’è. In questo senso, la psicoterapia può rappresentare la cornice nel viaggio di esplorazione che consente di ri-scegliere se e cosa essere e, chissà , magari di volare altrove, verso altre isole.